ROMA - Ventitrè minuti di colloquio per la la prima visita di
Sergio Mattarella da presidente in Vaticano . Un presidente cattolico dopo 15
anni: l’ultimo proveniente da un’area politica cattolica infatti è stato Oscar
Luigi Scalfaro, dopo di lui 15 anni di presidenti laici o quasi, come Carlo
Azeglio Ciampi, credente ma nella vita privata, e Giorgio Napolitano, nato e
cresciuto politicamente nel Pci. Questa mattina invece in Vaticano arriva un
cattolico doc, con la famiglia cresciuta nell’Azione cattolica, consapevole
però che la spiritualità e la fede non influisce sulla sua funzione
istituzionale di essere presidente di uno Stato laico. Sergio Mattarella è
arrivato in Vaticano con un piccolo corteo: due auto, tre pulmini scortati da
tre moto. Ed è accompagnato, oltre che dalla delegazione ufficiale, dalla
figlia Laura e da cinque dei suo i sei nipoti, che hanno da 10 a 18 anni.
Tailleur blu, tacchi bassi e i capelli sciolti sulle spalle, per Laura questa è
la prima uscita ufficiale da «first lady» . Colloquio
in biblioteca ; Dopo l’arrivo in Vaticano è iniziato nella
biblioteca del Papa l’incontro tra Mattarella e Francesco, un incontro che non
ha , a differenza di altre visite ufficiali, un’agenda di temi prestabilita:
tra il Papa e il presidente infatti ci sarà una conversazione libera, con
Mattarella che ascolterà «con rispetto» quello che Francesco dirà. E’ probabile
quindi che il tema dell’Armenia e la posizione assunta dal governo italiano,
che hanno creato qualche difficoltà alle relazioni diplomatiche tra Italia e
Vaticano, sarà trattato ma solo se sarà Bergoglio a proporlo. «La
collaborazione della Chiesa per costruire una società equa» «Le sono grato per
la sua visita, priva delle eccellenti relazioni tra la Santa Sede e l’Italia e
che si pone in continuità con le visite effettuate dal suo immediato
predecessore e con una ormai lunga tradizione», ha detto Francesco a
Mattarella. E ha aggiunto: «La Chiesa offre a tutti la bellezza del Vangelo e
del suo messaggio di salvezza, e ha bisogno, per svolgere la sua missione
spirituale, di condizioni di pace e tranquillità, che possono promuovere solo i
pubblici poteri, cui primariamente spetta di predisporre le condizioni di uno
sviluppo equo e sostenibile affinché la società civile dispieghi tutte le sue potenzialità,
trovano nell’impegno e nella leale collaborazione della Chiesa un valido e
utile sostegno per la loro azione. La reciproca autonomia infatti non fa venir
meno ma esalta la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le
esigenze spirituali e materiali della comunità, che tutti abbiamo il compito di
servire con umiltà e dedizione». I temi trattati dal Papa Disoccupazione,
religioni, immigrati, ambiente e l’Expo sono stati alcuni dei temi trattati dal
Papa nel suo discorso. Francesco ha espresso «gratitudine per l’impegno che
l’Italia sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio
della vita, chiedono accoglienza». «È evidente - ha aggiunto - che le
proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non
dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e
internazionale». E poi: «Le diverse componenti ideali e religiose che
compongono la società non vengano strumentalizzate o distorte «a fini di
violenza e sopraffazione». Francesco ha poi richiamato l’attenzione sul tema
della disoccupazione, soprattutto giovanile: «E’ un grido di dolore che chiama
in causa tutti noi. Signor Presidente tra i diversi beni necessari allo
sviluppo di ogni collettività, il lavoro si distingue per il suo legame con la
stessa dignità delle persone, con la possibilità di costruire un’esistenza
dignitosa e libera. In special modo, la carenza di lavoro per i giovani diventa
un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni
intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia
ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la
giusta priorità. Nella disponibilità del lavoro risiede infatti la stessa
disponibilità di dignità e di futuro». Il Pontefice ha ricordato che «per
un’ordinata crescita della società è indispensabile che le giovani generazioni,
tramite il lavoro, abbiano la possibilità di progettare con serenità il loro
futuro, affrancandosi dalla precarietà e dal rischio di cedere a ingannevoli e
pericolose tentazioni. Tutti coloro che detengono posizioni di speciale
responsabilità hanno perciò il compito primario di affrontare con coraggio,
creatività e generosità questo problema». Mattarella: Francesco vicino
alle nostre attese e difficoltà «Vorrei esprimerle gratitudine - ha risposto il
presidente - per le parole di speranza che ella ha voluto indirizzare a quella
che ha definito “cara nazione italiana”. Sono parole che aiutano a recuperare
pienamente quei valori di solidarietà e attenzione reciproca che sono, e
rimangono, alla base del sentire del nostro popolo, particolarmente nei momenti
di crisi. Governo e Parlamento italiani sono impegnati ad adottare misure che
consentano al nostro Paese di lasciarsi alle spalle una crisi che è stata lunga
e dolorosa e da cui solo ora si inizia a intravedere l’uscita». Per quanto
riguarda il problema degli immigrati ha aggiunto: «Il nostro Paese, e l’intera
Unione europea, assistono a quello che lei ha definito un nuovo tipo di
conflitto mondiale frammentato, sui territori più poveri, e di cui è immediata
conseguenza il dramma dei profughi che tentano di approdare sulle nostre coste,
sulle coste dell’Europa, per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni, alle
carestie, chiedendo accoglienza. Le istituzioni e la società italiane sono
impegnate, con generosità - ha spiegato il Capo dello Stato - per fronteggiare
questa emergenza e l’Italia invoca da tempo un intervento deciso dell’Unione
europea per fermare questa continua perdita di vite umane nel Mediterraneo,
culla della nostra civiltà. Con quelle vite spezzate si perde la speranza di
tante persone e si compromette la dignità della comunità internazionale.
Rischiamo di smarrire la nostra umanità». Per il presidente le parole del Papa
sono «punti di riferimento costanti»: «Penso alle tante Encicliche sul lavoro,
la pace, lo sviluppo, la dignità umana. Un magistero alto confermato dagli atti
e dall’insegnamento del suo Pontificato, che sentiamo particolarmente vicino».
Mattarella ha ricordato anche l’attuale persecuzione dei cristiani: «La libertà
religiosa appartiene alle più autentiche aspirazioni delle persone e
costituisce un cardine della Costituzione italiana. La violenza scatenata
contro le comunità cristiane in alcune parti del mondo interpella con forza le
coscienze di tutti coloro che amano la libertà e la tolleranza. Il dialogo tra
le grandi tradizioni religiose appare tanto più urgente nel momento in cui si
avverte - anche nel nostro Paese - la minaccia del terrorismo internazionale,
che spesso si nasconde dietro inaccettabili e pretestuose rivendicazioni
religiose”, ha aggiunto, «l’Italia si sente impegnata perché prevalgano i
principi di reciproca comprensione e collaborazione, premessa indispensabile di
una vera pace».
