(AGI) - Los Angeles, 4 mag. - Scoperto uno dei meccanismo biologici chiave dell'invecchiamento umano. A definire e mettere in luce questo delicato processo biologico un gruppo di ricercatori del SalK Institute di La Jolla in California, che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista Science. Nello studio, gli scienziati del Salk Institute e dell'Accademia Cinese delle Scienze hanno scoperto che le mutazioni genetiche alla base della sindrome di Werner, una malattia che porta all'invecchiamento precoce e alla morte, provocano il deterioramento di fasci di DNA noti come eterocromatina. La scoperta, resa possibile da una combinazione di tecnologie di cellule staminali d'avanguardia e di editing genetico, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi modi per contrastare questi danni, e quindi, anche l'invecchiamento. La sindrome di Werner e' una malattia genetica che induce le persone a invecchiare piu' rapidamente del normale. Essa colpisce circa una ogni 200.000 persone negli Stati Uniti. Le persone con la sindrome soffrono per malattie legate all'eta' che si sviluppano in maniera precoce nei primi anni di vita, tra cui la cataratta, il diabete di tipo 2, l'indurimento delle arterie, l'osteoporosi e il cancro, e la maggior parte muoiono entro i 40 o al massimo 50 anni di eta'. La malattia e' causata da una mutazione al gene WRN, che genera la proteina WRN. Studi precedenti hanno mostrato che la forma normale della proteina e' un enzima che mantiene la struttura e l'integrita' del DNA di una persona. Quando la proteina e' mutata, come nella sindrome di Werner, si interrompe la replicazione e riparazione del DNA e anche l'espressione dei geni. "I nostri risultati mostrano che la mutazione del gene che causa la sindrome di Werner ha effetti diretti nella disorganizzazione della eterocromatina, e che questa interruzione del normale assemblaggio del DNA e' un fattore chiave di invecchiamento", spiega Juan Carlos Izpisua Belmonte, uno dei principali autori della ricerca.
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