www.ilpapa.altervista.org Un“crimine inaccettabile”, spero
vivamente che “la comunità internazionale “non rivolga lo sguardo da un’altra
parte”. Al Regina Coeli del Lunedì dell’Angelo, Papa Francesco è tornato a
chiedere agli Stati un maggiore coinvolgimento in difesa dei cristiani
perseguitati. A tutta la Chiesa, poi, l’esortazione a portare ovunque la gioia
della Risurrezione, con i fatti più che con le parole.“Silenzio complice” lo
aveva definito sommessamente al Colosseo, coinvolgendo tutti, attraverso la
Passione di Cristo, nello strazio causato dalla spietata caccia all'uomo
anticristiana scatenata in troppe parti del mondo. Al Regina Coeli, il giorno
dopo Pasqua, il grido di Francesco è di nuovo alto, stavolta per scuotere da un
generale immobilismo chi potrebbe fare qualcosa per proteggere i cristiani
perseguitati.Nessuna inerzia . L’occasione, ai saluti che chiudono la preghiera
mariana, la offre al Papa la presenza in Piazza San Pietro del Movimento
“Shalom“, giunto – ricorda – “all'ultima tappa della staffetta solidale per
sensibilizzare l’opinione pubblica sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo”:
“Loro sono i nostri martiri di oggi e sono tanti; possiamo dire che siano più
numerosi che nei primi secoli. Auspico che la comunità internazionale non
assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce
una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. Auspico veramente che
la comunità internazionale non rivolga lo sguardo da un’altra parte”. Più con
la vita che con le parole . L’appello del Papa conclude una riflessione
incentrata prima del Regina Coeli sulla speranza della Risurrezione, che nasce
dal sepolcro vuoto della mattina di Pasqua e che riparte, sottolinea, dalla
“periferia” della Galilea. Francesco chiede per tre volte alla folla sotto la
sua finestra di ripetere la madre di tutte le notizie, “Cristo è Risorto”.
Annuncio, soggiunge, che “dovrebbe trasparire sul nostro volto, nei nostri
sentimenti e atteggiamenti, nel modo in cui trattiamo gli altri”: “Noi
annunciamo la risurrezione di Cristo quando la sua luce rischiara i momenti bui
della nostra esistenza e possiamo condividerla con gli altri; quando sappiamo
sorridere con chi sorride e piangere con chi piange; quando camminiamo accanto
a chi è triste e rischia di perdere la
speranza; quando raccontiamo la nostra esperienza di fede a chi è alla ricerca
di senso e di felicità”. Sette giorni, un “unico giorno” . Nell'augurare una
settimana all'insegna della “gioia della Risurrezione – e nel rinnovare
l’invito a leggere ogni giorno un brano legato a questo evento cardine del
cristianesimo – Francesco termina richiamando l’attenzione sul fatto che la
liturgia considera l’Ottava di Pasqua come “un unico giorno”, perché – spiega –
la grazia del mistero “si imprima nel nostro cuore e nella nostra vita”: “La
Pasqua è l’evento che ha portato la novità radicale per ogni essere umano, per
la storia e per il mondo: è il trionfo della vita sulla morte; è festa di
risveglio e di rigenerazione. Lasciamo che la nostra esistenza sia conquistata
e trasformata dalla Risurrezione!”.
(Da Radio Vaticana )