giovedì 9 aprile 2015

“Il Vaticano nega l’ok all'ambasciatore gay”


L’accusa dei media francesi dopo i rinvii per la nomina di Laurent Stefanini .          


La notizia, rimbalzata nelle ultime ore sui social network, è confermata anche da alcuni quotidiani francesi, come il Canard Enchainé, Les Echos e Le Journal du Dimanche. Fonti del ministero degli Esteri francese difendono parlando con l’Ansa la scelta di Stefanini: «È la migliore personalità possibile per quel ruolo». Anche se non si fa mistero del fatto che François Hollande starebbe pensando ad un nuovo nome. 
Ex capo del protocollo dell’Eliseo e già ex numero due dell’ambasciata di Francia presso la Santa Sede a Roma, Stefanini è stato nominato il 5 gennaio scorso dal presidente Francois Hollande in consiglio dei ministri per succedere a Bruno Joubert a Villa Bonaparte. Doveva insediarsi il primo marzo. 
La questione sarebbe legata ad una polemica tutta interna alla stessa Francia. Sempre secondo i media d’Oltralpe, la nomina di Stefanini avrebbe infatti ricevuto l’approvazione della Conferenza episcopale, e in particolare dall’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, mentre sarebbe «osteggiata» da Manif Pour Tous, il movimento che protestò duramente contro il progetto di legge sulle nozze gay voluto dal governo socialista di Hollande. Ma anche in Curia - si legge ancora sui siti di informazione francesi - c’è chi considererebbe questa nomina «una provocazione». Più difficile pensare che ad ostacolare l’arrivo del nuovo ambasciatore sia Papa Francesco che, parlando dei gay, ha invitato più volte a non giudicare. 
«Stefanini sarebbe il primo ambasciatore dichiaratamente gay che arriva in Vaticano, è evidente che c’è un certo imbarazzo, visto che ancora non è giunto il gradimento. Senza questo formalmente l’ambasciatore non riceve le credenziali, è bloccato», spiega all’Ansa Aurelio Mancuso, leader del mondo omosessuale italiano e presidente di Equality Italia. «La sua sessualità, è una questione strettamente privata, ci asteniamo da ogni commento», puntualizzano a Parigi, spiegando che in questo genere di dossier «non c’è mai un niet», quanto piuttosto «un’assenza di risposta» sulla proposta di candidatura. «In ogni caso - dicono dal Quai d’Orsay - la procedura è ancora in corso». Un caso analogo si era già verificato nel 2008, sempre per l’incarico di ambasciatore francese in Vaticano. Allora la sede rimase vacante per quasi un anno e tra i candidati non graditi figuravano un luterano, un divorziato e anche allora un omosessuale dichiarato.            Segue Articolo correlato

I gay contro Papa Francesco: "Una zavorra per la società"

Dopo che il Vaticano ha negato l'ok all'ambasciatore francese Laurent Stefanini perché omosessuale, l'Arcigay rilancia: "Il Vaticano è come l'Uganda"                         
Così in una nota Flavio Romani, presidente di Arcigay, esprime "indignazione per la notizia del mancato accreditamento in Vaticano dell'ambasciatore francese Laurent Stefanini, dovuto, secondo i media che ne hanno dato notizia, all'omosessualità di Stefanini". "In Uganda -prosegue Romani- gay e lesbiche vengono perseguitati nel nome di Dio dalle chiese fanatiche ispirate all'estrema destra: analogamente, in Vaticano, le persone omosessuali vengono respinte, nonostante i meriti e le indiscusse qualità e, soprattutto, nonostante a parole si predichi l'accoglienza"."Il pontefice - continua il presidente di Arcigay- aveva detto chi sono io per giudicare una persona omosessuale?: evidentemente anche in Vaticano si predica bene e si razzola male (in questo come in molti altri ambiti), così alla prova dei fatti gli alti prelati hanno mostrato il loro vero volto. Quella esercitata nei confronti di Laurent Stefanini compiacendo alle pressioni di fanatici e gruppi di estrema destra, è discriminazione, non esiste altro termine per definirla. E chi discrimina è una zavorra per la civiltà, se non addirittura una minaccia"."Chi oggi esclude una persona in virtù del proprio orientamento sessuale - aggiunge Romani - riproduce il medesimo pensiero di chi combatte guerre sante contro chi crede in un dio diverso o contro chi viene da un paese lontano. Questa ostilità, che si manifesta tanto nel rifiuto quanto nelle persecuzione, è un vero e proprio cancro e perfino un ateo convinto si rende conto che tutto questo non ha nulla a che fare con Dio, con nessun Dio", conclude Romani